Proteggi il futuro della tua azienda: l'importanza della pianificazione successoria d'azienda
- 5 giorni fa
- Tempo di lettura: 3 min

Negli ultimi anni incontro sempre più spesso imprenditori e famiglie costretti a prendere decisioni drastiche in tempi molto brevi. Vendere un’azienda. Metterla in liquidazione. Chiudere un ciclo che fino a poco prima sembrava destinato a continuare.
I dati dell’Osservatorio crisi d’impresa di Unioncamere mostrano un aumento significativo delle procedure. Tra gennaio e giugno 2025 si registra un +29% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Dal 2022, l’incremento complessivo è stato del 61%.
Nel primo semestre 2025 sono state avviate 5.286 liquidazioni giudiziali, con una crescita del 25% rispetto al 2024. Nel 74% dei casi la strada scelta è proprio la liquidazione. Questo riguarda soprattutto aziende piccole, con una media di sei dipendenti. Dietro questi numeri ci sono storie, famiglie e patrimoni costruiti nel tempo. Spesso ci sono anche decisioni rimandate troppo a lungo.
Cosa significa davvero cedere o liquidare un’azienda
Quando si parla di “cessione” o “liquidazione” si tende spesso a ridurre tutto a una formula. Vendere le quote. Chiudere la società. In realtà si tratta di processi molto più articolati.
Cedere un’azienda significa trasferire un valore. Un valore fatto di marchio, clienti, magazzino, organizzazione e competenze. Vuol dire capire se esiste un mercato, decidere come strutturare l’operazione e infine valutare le conseguenze fiscali e patrimoniali per chi esce e per chi entra.
Liquidare un’azienda, invece, significa governare un percorso ordinato di chiusura, cercando di tutelare soci e creditori e preservando, per quanto possibile, il valore residuo.
In entrambi i casi servono competenze diverse e complementari. Il commercialista per gli aspetti fiscali e contabili. L’avvocato per i profili societari e contrattuali. Il notaio per gli atti e la pubblicità legale. Nelle situazioni più complesse possono essere utili anche advisor finanziari e intermediari specializzati.
Quando la mancanza di guida diventa un problema concreto
Seguo in studio una situazione che rende bene l’idea di cosa succede quando queste fasi non sono pianificate. E di cosa accade quando manca un accompagnamento adeguato.
Una donna si ritrova improvvisamente vedova, con una figlia minore. Il marito, socio unico e amministratore unico di una SRLS nel settore moda.
Alla morte improvvisa del marito, la gestione della società si rivela molto più complicata di quello che si potesse pensare. La moglie si trova a dover gestire senza alcun coinvolgimento precedente, i debiti, l'incasso dei crediti, le fideiussioni e tutto ciò che ne consegue. Per tutelarsi, accetta l’eredità con beneficio di inventario, ovvero mantenendo separato il proprio patrimonio e limitando la responsabilità ai beni ereditati.
Deve affrontare in tempi rapidi il subentro degli eredi, nominando un nuovo amministratore e gestendo gli adempimenti civilistici e fiscali ed infine deve anche valutare una possibile liquidazione in tempi brevi, per evitare la perdita di valore di marchio e magazzino.
In questo percorso, il supporto ricevuto si è limitato a richieste formali. È mancata una visione d’insieme. È mancato un reale orientamento.
Ne è derivato un immobilismo durato mesi.
Proprio quando il tempo era decisivo.
Nei momenti di crisi contano la presenza, la competenza concreta e la capacità di assumersi la responsabilità di guidare davvero il cliente.
Pianificare prima per tutelare persone, patrimonio e impresa
I numeri mostrano che sempre più imprese arrivano alla fase della crisi quando le opzioni sono già limitate. Spesso l’esito è la liquidazione, che oggi rappresenta la maggior parte delle procedure avviate. Il punto centrale, però, è un altro. Queste scelte andrebbero pensate prima, quando c’è ancora spazio per valutare alternative e costruire soluzioni.
La pianificazione della cessione d’impresa, sia ai figli sia a terzi, o della gestione della liquidità aziendale all'interno di questi contesti, dovrebbe iniziare con largo anticipo.
È un processo complesso. Coinvolge aspetti legali, fiscali e patrimoniali. Deve tenere conto anche del diritto successorio e della tutela dei legittimari.
Strumenti come il patto di famiglia, ad esempio permettono all’imprenditore di trasferire in tutto o in parte l’azienda o le proprie partecipazioni a uno o più discendenti. In altri casi, la creazione di una holding familiare può favorire un passaggio ordinato e graduale.
Pianificare per tempo riduce il rischio di conflitti. Tutela la continuità dell’impresa. Preserva il valore costruito negli anni. Affidarsi a un professionista è fondamentale, ma servono anche competenza specifica e capacità di visione.
Se vuoi valutare come queste problematiche aziendali potrebbero riflettersi sulla tua realtà professionale o imprenditoriale, puoi scrivermi a lauradiana@commercialistibg.it per una consulenza personalizzata.














































Commenti